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Messina, vuoi scrivere per Centonove e le sue iniziative editoriali? Leggi quest’articolo….


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Nato nel 1993, il settimanale Centonove, edito a Messina, è stato il primo progetto di imprenditorialità giovanile in Italia in campo editoriale. Testata certificata ADS con una foliazione di 40 pagine e quattro giornalisti professionisti in redazione, si distingue nel panorama regionale siciliano per vivacità di impostazione e serietà dell’approfondimento giornalistico. Centonove è in edicola ogni venerdì a Messina e il sabato nel resto della Sicilia. La testata si occupa di politica, cronaca, economia, cultura e spettacoli con una particolare attenzione alle inchieste

Discussione

5 pensieri su “Messina, vuoi scrivere per Centonove e le sue iniziative editoriali? Leggi quest’articolo….

  1. Sono un docente di chimica riconosciuto soprattutto da quelli chw operamo nel settore della scuola e dell’Universita’. Sono ASSAI INTERESSATO ALLA DIDATTICA DELLA SCIENXA SOPRATTUTTO CHIMICA E FISICA e se lo voleste dopo opportuni accordi e fissando gli obiettivi reciproci potrei fornirvi almeno un articolo al giorno relativo alla scienza , alle sue applicazioni, alla ricerca scientifica attuale ecc.
    Qui ho a cuore uno scritto che riguarda la scuola superiore oggi e di come il confine tra esercizio del potere ed abuso di potere possa generare una involuzione negatica nella testa di discenti e docenti.

    OTTUSI E CONVINTI
    Madre Teresa di Calcutta aveva come sua massima di vita operante: “fare il bene sempre e comunque”. Nella scuola dove dovrebbe vigere non solo fare il bene ma anche e soprattutto
    mostrare una dirittura morale ineccepibile in modo tale che la comunità presente abbia dei punti saldi, non solo ciò non viene espresso ma qualche volta viene calpestato. Il diritto di esprimere la propria volontà per poter intraprendere un corso di studi come l’indirizzo chimico nella sezione Chimica Industriale del M.M. voluto dal Ministero della Pubblica Istruzione, viene contrastato ferocemente dal dirigente scolastico solo per contrarietà per fare in modo di imporre un proprio volere ottuso e malefico. Signori non ci crederete ma questa è la scuola qui a Messina nell’anno 2012. Tuttavia molto spesso non si considera che taluni studenti, taluni docenti non sono le solite pecore che corrono dove c’è il pascolo più facile e non sono spinti nel loro operato dal privilegio o dall’amicizia influente.
    Costoro hanno una entità psichica che li protegge, che è la loro forza morale interiore. Io posso dirVi soltanto che questa luce l’ho vista negli occhi di G.R. e negli occhi di qualche collega che con naturalezza e lucidità ha voluto opporsi alle forze negative dell’inefficienza, della negatività e del non fare. Ma debbo dirVi che questo è un caso in cui la comunità per intero con forza, ma senza troppi clamori ha saputo dare ai ragazzi le giuste indicazioni per una scelta consapevole.
    I numerosi anni di insegnamento che ho passato tra i banchi di scuola con studenti di tutti i tipi, mi fanno pensare che ancora vi è tanto da imparare da docenti e da studenti. Veicolare, il bene nella conoscenza, la bellezza del comprendere maggiore del mangiare e del sentire, come direbbe Borges, ancora è perentorio. Gli studenti lo sanno, adesso spetta a noi fare emergere le forze positive del sapere. Andiamo avanti l’anno 2012/13 suona la campanella presso l’Istituto Verona-Trento che accoglierà il Majorana-Marconi. Soltanto il ricordo del nome di queste due città del Nord che hanno primo costruito e poi ricostruito la scuola sulle macerie del terremoto del 1908 dovrebbe fare impallidire quei dirigenti scolastici senza scrupoli, senza sogni, senza futuro che fino ad ora hanno badato alle proprie poltrone, ai propri interessi e non al più alto bene comune della Scuola. Rimarchiamolo, lo spirito di servizio non ha niente da spartire con la prepotenza del comando e con l’ottusità di non scelte che hanno letteralmente tagliato posti di lavoro e fatto perdere cattedre. Ebbene è stato così, coloro i quali hanno avuto idee, intuizioni e le hanno messo a profitto hanno contribuito alla crescita economica e culturale della nostra città, mi riferisco alla rinascita dell’Antonello che da scuola professione morente e decadente è cresciuta a Istituto riconosciuto a livello nazionale ed internazionale. Vorrei che anche il Verona-Trento potesse percorrere la scia positiva della crescita. Gli indirizzi ci sono, Elettronica, Informatica, Chimica, Elettrotecnica… che cosa aspettiamo colleghi, rimbocchiamoci le maniche, apriamo i laboratori, apriamo il futuro, nuove avventure ci attendono, gli studenti non possono aspettare, il fotovoltaico, il solare, l’idrogeno, il biogas, la green chemistry, la green economy, le nanotecnologie e la robotica sono alle porte il futuro è ora.

    Pubblicato da Nicola Spano' | 2 settembre 2012, 15:30
  2. IL CONCETTO DI COMPETENZA NELLA DIDATTICA
    La competenza è quella proprietà che attiene agli esseri umani ed è derivata dalla connessione tra conoscenza ed abilità. La competenza tuttavia non è la somma di due grandezze ma un ibrido tra due entità generalmente una astratta “la conoscenza” ed una concreta “l’abilita’” . Un esempio tratto dal linguaggio parlato può fissare le differenze tra conoscenza ed abilità. La frase ordigno bellico indica un ordigno di guerra non certo bello come bellezza. Infatti in questo caso si deve sapere che in latino la parola bellum significa guerra. Il mero sapere però non basta a capire il significato in conteso, è l’abilità poi che opera in situazione che consente la codifica corretta della frase. Quando si discute di competenza è necessario fare riferimento ad un concetto più generale che è quello di trasversalità o più tecnicamente interdisciplinarietà delle discipline. Si tratta di sganciarsi in parte dall’appartenenza ad una specifica disciplina e cercare le connessioni con le altre materie. Certamente è più facile trovare trasversalità tra chimica-fisica-biologia-scienze della terra-tecnologia, tuttavia non necessariamente le discipline debbono possedere una base comune. Per esempio è possibile trovare connessioni tra chimica e filosofia. Ricordiamo che una volta la scienza era chiamata filosofia naturale. Anzi oserei dire che le implicazioni concettuali tra filosofia e scienza fanno bene alla scienza. Infatti l’aridità della scienza tra calcoli complessi e formule matematiche sembra incomprensibile a molti in quanto l’abito concettuale storico-filosofico molto spesso non è noto. Tuttavia molte teorie scientifiche provengono da concezioni filosofiche antiche che a poco a poco nel tempo sono state smantellate da nuove concezioni più coerenti e più aderenti ai fatti sperimentali. E’ facile ricordare nel tempo il passaggio dalla meccanica geocentrica a quella eliocentrica grazie a Galileo ed a Newton. Oppure l’evoluzione del concetto di atomo da particella materiale ad atomo planetario ed infine a atomo quantistico nella recente teoria ad orbitali. Ecco nella scuola italiana manca proprio la connessione tra i saperi. L’era moderna pnecessità di menti capaci di spaziare tra letteratura e meccanica, tra poesia e chimica, tra robotica ed astrofisica. Voli pindarici del pensiero che servono da tramite tra creatività e produzione di brevetti dei quali purtroppo abbiamo una certa carenza.

    Pubblicato da Nicola Spano' | 6 settembre 2012, 20:24
  3. Nell’anno scolastico 2010/2011 dal ministro Gelmini è stata emanata una direttiva che riordina la scuola secondaria superiore, sia i tecnici che i licei. Si passa in modo repentino da 36 ore settimanali di lezione a 32 con la perdita di 4 ore. Il numero di settimane in un anno scolastico è pari a 33, pertanto il monte ore annuale deve essere 1056. E’ chiaro che lo Stato Italiano in tale situazione ha risparmiato un mucchio di soldi in quanto vi è stata una diminuzione del numero di cattedre. Tuttavia solo adesso a qualche anno di distanza possiamo capire la logica di questa riduzione e se ciò ha fatto bene o meno alla scuola italiana. Ci riferiremo esplicitamente alla parte scientifica dell’insegnamento e cioè chimica, fisica, scienze, tecnologia e disegno etcc. A mio avviso uno dei motivi principali del riordino è stato quello di integrare meglio lo studio delle discipline scientifiche tra di loro in modo speciale nel biennio, tanto è vero che adesso la corretta dizione dell’insegnamento della chimica o della fisica è rispettivamente: Scienze integrate “chimica” e scienze integrate “fisica” . La frase scienze integrate non è stata scelta a caso ma possiede una sua logica e coerenza interna. Si sa da molto tempo che in Italia lo studio e l’applicazione delle scienze nella scuola sia inferiore che superiore hanno subito nel tempo un declino senza precedenti. Infatti l’insegnamento di tali discipline a tutti i livelli si è stabilizzato solo e soltanto sull’aspetto mnemonico del linguaggio della scienza senza però far scaturire nello studente e nel docente lo “spirito scientifico” che al di la di questioni puramente nozionistiche è l’animus operandi proprio della scienza. La scuola italiana sia per scarsità di risorse, sia per incapacità al suo interno di trovare stimoli verso l’innovazione scientifica si è adagiata su situazioni di comodo senza capire che è lo spirito pioneristico della scienza, lo spirito di sacrificio, il tentare e ritentare sugli insuccessi che rafforza le idee e la progettualità rinnovata della scienza. Inoltre vi è da dire che neanche coloro i quali fanno scienza a livelli più alti, Università e Centri di Ricerca hanno capito la deriva negativa dell’insegnamento insipiente della scienza in Italia. A dire il vero vi sono stati e vi sono sporadicamente tentativi di stimolare l’azione didattica scientifica della scienza. Qui ricordo Science on stage, (un progetto europeo) che incoraggia a livello europeo l’aspetto sperimentale,applicativo e ludico della scienza , e il Consorzio Inca che a livello nazionale implementa la necessità della scienza applicata all’ambiente nota come Green Chemistry. A mio avviso uno dei motivi che spinge gli studenti a rifiutare lo studio delle scienze è proprio l’atteggiamento del docente che ancora non ha imparato a staccarsi da un modo libresco, mnemonico e ripetitivo dell’insegnamento senza neanche tentare di stimolare con apparati reali, con visite guidate, con progetti innovativi l’animus della scienza. Diciamolo è molto ma molto più semplice assegnare la lezione da pagina a pagina e buonanotte al secchio, porti a casa lo stipendio. Volendo essere buoni l’80-90% dei docenti fa così. Basta dire “ma c’è tutto sul libro”, studia! Ma cosa bisogna fare? Semplicemente, i docenti debbono continuare a studiare, studiare e progettare in continuo all’interno della scuola l’autoformazione magari con un piccolo aiuto burocratico. Inoltre , proprio come mi faceva notare un docente universitario; come si fa ad avere dei fondi per portare avanti progetti se noi docenti siamo incapaci di relazionarci con il mondo dell’impresa reale, quella che opera, se non sappiamo neanche quali e quante piccole e medie imprese vi sono nel circondario delle nostre città? Questa non è una questione da poco, e se poi la sommiamo al fatto che l’impresa in special modo al sud non vuole “invasioni” nel suo territorio la separazione tra mondo reale dell’applicazione dei risultati della scienza ed il mondo accademico o peggio scolastico diventa incolmabile. Si hanno veramente due mondi: uno reale quello del lavoro ed uno finto quello della Scuola e dell’Università. A mio avviso fare entrare la Scuola nell’Impresa e l’Impresa nella Scuola farebbe bene ad entrambi, anzi si creerebbe la giusta pianificazione del sapere e del saper fare. Slogan che come sappiamo nella scuola 9 volte su 10 è privo di senso. Chiaramente tutto ciò implica un corretto controllo delle procedure e delle persone che intrecciano tali raccordi.
    La Scuola deve uscire dall’isolamento che si è creato in questi trent’anni dopo il boom degli anni sessanta-settanta. Adesso è l’ora del risveglio e della comunicazione con la società civile. La Scuola oggi non è l’unica agenzia formativa. La televisione ed i Media hanno preso una quota non indifferente di tale formazione. La Scuola però non è virtuale ma reale, perciò deve riprendere la leadership della formazione a tutti i livelli , ma per farlo deve comunicare con la società in un modo più moderno, più tecnologico, e facendo cose concrete. Mi riferisco proprio alla produzione brevettuale di apparati semplici ma funzionali, alla produzione di oggetti per la casa, per l’ambiente, per la salute, per l’igiene ecc.
    Se è vero che la scuola deve fare cultura è anche vero che una scuola tecnica, una scuola industriale non può non confrontarsi con gli oggetti e con gli apparati del mondo moderno come i telefonini, i televisore ,l’I pad , i sensori e tutte le manifestazioni di innovazione didattica e metodologica di alto livello come le nanotecnologie, le biotecnologie ecc.
    Qui si chiude il cerchio in quanto nella modernità dell’oggetto più artefatto ritroviamo ciò che abbiamo definito scienza integrata. Ovvero oggi ci ritroviamo in un mondo dove una scarpa una semplice scarpa può possedere nel suo iter tra produzione e brevettualità un contenuto enorme di chimica, fisica, elettronica, medicina in quando deve corrispondere a requisiti di robustezza, elasticità, traspirabilità, durabilità e magari un chip di luminosità per la notte in ambiente non illuminato.
    Abituarsi a tale modello di integrazione della scienza, e come vedremo anche all’integrazione delle belle lettere dell’area umanistica rappresenta ciò che oggi si chiama cultura,

    Pubblicato da Nicola Spano' | 8 settembre 2012, 10:55
  4. IL RIORDINO DELLE SCUOLE SECONDARIE LICEI E TECNICI
    Nell’anno scolastico 2010/2011 dal ministro Gelmini è stata emanata una direttiva che riordina la scuola secondaria superiore, sia i tecnici che i licei. Si passa in modo repentino da 36 ore settimanali di lezione a 32 con la perdita di 4 ore. Il numero di settimane in un anno scolastico è pari a 33, pertanto il monte ore annuale deve essere 1056. E’ chiaro che lo Stato Italiano in tale situazione ha risparmiato un mucchio di soldi in quanto vi è stata una diminuzione del numero di cattedre. Tuttavia solo adesso a qualche anno di distanza possiamo capire la logica di questa riduzione e se ciò ha fatto bene o meno alla scuola italiana. Ci riferiremo esplicitamente alla parte scientifica dell’insegnamento e cioè chimica, fisica, scienze, tecnologia e disegno etcc. A mio avviso uno dei motivi principali del riordino è stato quello di integrare meglio lo studio delle discipline scientifiche tra di loro in modo speciale nel biennio, tanto è vero che adesso la corretta dizione dell’insegnamento della chimica o della fisica è rispettivamente: Scienze integrate “chimica” e scienze integrate “fisica” . La frase scienze integrate non è stata scelta a caso ma possiede una sua logica e coerenza interna. Si sa da molto tempo che in Italia lo studio e l’applicazione delle scienze nella scuola sia inferiore che superiore hanno subito nel tempo un declino senza precedenti. Infatti l’insegnamento di tali discipline a tutti i livelli si è stabilizzato solo e soltanto sull’aspetto mnemonico del linguaggio della scienza senza però far scaturire nello studente e nel docente lo “spirito scientifico” che al di la di questioni puramente nozionistiche è l’animus operandi proprio della scienza. La scuola italiana sia per scarsità di risorse, sia per incapacità al suo interno di trovare stimoli verso l’innovazione scientifica si è adagiata su situazioni di comodo senza capire che è lo spirito pioneristico della scienza, lo spirito di sacrificio, il tentare e ritentare sugli insuccessi che rafforza le idee e la progettualità rinnovata della scienza. Inoltre vi è da dire che neanche coloro i quali fanno scienza a livelli più alti, Università e Centri di Ricerca hanno capito la deriva negativa dell’insegnamento insipiente della scienza in Italia. A dire il vero vi sono stati e vi sono sporadicamente tentativi di stimolare l’azione didattica scientifica della scienza. Qui ricordo Science on stage, (un progetto europeo) che incoraggia a livello europeo l’aspetto sperimentale,applicativo e ludico della scienza , e il Consorzio Inca che a livello nazionale implementa la necessità della scienza applicata all’ambiente nota come Green Chemistry. A mio avviso uno dei motivi che spinge gli studenti a rifiutare lo studio delle scienze è proprio l’atteggiamento del docente che ancora non ha imparato a staccarsi da un modo libresco, mnemonico e ripetitivo dell’insegnamento senza neanche tentare di stimolare con apparati reali, con visite guidate, con progetti innovativi l’animus della scienza. Diciamolo è molto ma molto più semplice assegnare la lezione da pagina a pagina e buonanotte al secchio, porti a casa lo stipendio. Volendo essere buoni l’80-90% dei docenti fa così. Basta dire “ma c’è tutto sul libro”, studia! Ma cosa bisogna fare? Semplicemente, i docenti debbono continuare a studiare, studiare e progettare in continuo all’interno della scuola l’autoformazione magari con un piccolo aiuto burocratico. Inoltre , proprio come mi faceva notare un docente universitario; come si fa ad avere dei fondi per portare avanti progetti se noi docenti siamo incapaci di relazionarci con il mondo dell’impresa reale, quella che opera, se non sappiamo neanche quali e quante piccole e medie imprese vi sono nel circondario delle nostre città? Questa non è una questione da poco, e se poi la sommiamo al fatto che l’impresa in special modo al sud non vuole “invasioni” nel suo territorio la separazione tra mondo reale dell’applicazione dei risultati della scienza ed il mondo accademico o peggio scolastico diventa incolmabile. Si hanno veramente due mondi: uno reale quello del lavoro ed uno finto quello della Scuola e dell’Università. A mio avviso fare entrare la Scuola nell’Impresa e l’Impresa nella Scuola farebbe bene ad entrambi, anzi si creerebbe la giusta pianificazione del sapere e del saper fare. Slogan che come sappiamo nella scuola 9 volte su 10 è privo di senso. Chiaramente tutto ciò implica un corretto controllo delle procedure e delle persone che intrecciano tali raccordi.
    La Scuola deve uscire dall’isolamento che si è creato in questi trent’anni dopo il boom degli anni sessanta-settanta. Adesso è l’ora del risveglio e della comunicazione con la società civile. La Scuola oggi non è l’unica agenzia formativa. La televisione ed i Media hanno preso una quota non indifferente di tale formazione. La Scuola però non è virtuale ma reale, perciò deve riprendere la leadership della formazione a tutti i livelli , ma per farlo deve comunicare con la società in un modo più moderno, più tecnologico, e facendo cose concrete. Mi riferisco proprio alla produzione brevettuale di apparati semplici ma funzionali, alla produzione di oggetti per la casa, per l’ambiente, per la salute, per l’igiene ecc.
    Se è vero che la scuola deve fare cultura è anche vero che una scuola tecnica, una scuola industriale non può non confrontarsi con gli oggetti e con gli apparati del mondo moderno come i telefonini, i televisore ,l’I pad , i sensori e tutte le manifestazioni di innovazione didattica e metodologica di alto livello come le nanotecnologie, le biotecnologie ecc.
    Qui si chiude il cerchio in quanto nella modernità dell’oggetto più artefatto ritroviamo ciò che abbiamo definito scienza integrata. Ovvero oggi ci ritroviamo in un mondo dove una scarpa una semplice scarpa può possedere nel suo iter tra produzione e brevettualità un contenuto enorme di chimica, fisica, elettronica, medicina in quando deve corrispondere a requisiti di robustezza, elasticità, traspirabilità, durabilità e magari un chip di luminosità per la notte in ambiente non illuminato.
    Abituarsi a tale modello di integrazione della scienza, e come vedremo anche all’integrazione delle belle lettere dell’area umanistica rappresenta ciò che oggi si chiama cultura,

    Pubblicato da Nicola Spano' | 8 settembre 2012, 11:08
  5. IL DIALOGO SCUOLA-IMPRESA

    Quelli che si innamorano di pratica senza scienza sono come il nocchier che entra in naviglio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada.
    Leonardo Da Vinci

    Accenneremo all’interno di queste poche righe come oggi per una scuola di competenze sia necessario dialogare con l’impresa, anche e soprattutto la PMI in quanto come sappiamo la realtà meridionale non è quella della grande impresa ma quella delle miriade di piccole e piccolissime imprese (molte familiari) che operano disseminate sul territorio a volte anche in moto caotico ed incoerente. Oggi alla scuola necessita più che mai il contributo fattivo e diretto delle PMI attraverso l’interscambio delle competenze dalla scuola all’impresa e dall’impresa alla scuola e questo si può fare se la formazione allarga le sue vedute strategiche nel raggio che coinvolge contemporaneamente scuola e lavoro. Per semplicità possiamo fissare dei punti di partenza.
    • Il dialogo scuola-impresa deve essere sempre più stretto in uno scenario che richiede ai giovani e alle aziende nuove competenze.
    • Il livello di conoscenza che saremo in grado di dare ai nostri studenti attraverso la formazione dei formatori e il contributo diretto delle PMI, rappresenta la chiave della competitività internazionale.
    • Il rapporto di interscambio tra mondo industriale e scolastico pone nuove e fondamentali sfide ai sistemi formativi.
    • Il sistema scolastico deve pertanto essere all’altezza di queste sfide e garantire la migliore qualità dell’offerta, rispondendo così ai bisogni dell’individuo, del mondo del lavoro e della società.
    • Il miglior contributo della scuola contro la crisi è il rilancio dell’istruzione tecnica. Un obiettivo che richiede una didattica aggiornata e attività di laboratorio in sintonia con l’evoluzione tecnologica, per acquisire competenze coerenti con i bisogni espressi dal mondo del lavoro”.
    Quanto detto potrebbero restare solo belle parole sulla carta se non si passa ai fatti. Ed i fatti sono :
    A) Studiare la geografia e la disseminazione delle imprese all’interno del comune
    o della provincia di appartenenza della scuola o dell’istituzione
    B) Valutare, ricercare e distribuire le imprese selezionate in tipologie di attività unificanti per settore. Per esempio :SETTORE CHIMICO (raffinazione greggio,vernici, pitture, cementi, ceramiche ecc.); SETTORE CHIMICO ALIMENTARE (acque,formaggi. latte ,latticini, marmellate, derivati agrumari, ecc.); SETTORE POLIMERI (manufatti e derivati da plastiche termoindurenti e termoplastiche); SETTORE PLC (operatività della parte elettronica di una generica impresa); SETTORE MECCANICO; SETTORE NAUTICO; SETTORE ELETTRONICO; SETTORE COMMERCIALE
    C) Stabilire con le imprese che hanno affinità con i vari indirizzi della scuola relazioni e contatti con i manager, con i formatori, con i pubblicisti
    D) Stabilire contatti e connessioni tra impresa e scuola anche del tipo DO UT DES ovvero di scambio reciproco sia di saperi ma anche e soprattutto ove possibile di brevettualità di oggetti, di idee, di buone pratiche di laboratorio fruibili da entrambi (scuola e impresa)
    E) Vincere la reciproca diffidenza tra SCUOLA ED IMPRESA. “La tua formazione è il mio lavoro futuro ed il tuo lavoro è la mia formazione”. Oggi questa è una difficoltà enorme in quanto solo ora si capisce quanto sia importante uscire dalla scuola ed andare verso l’impresa ed uscire dall’impresa ed andare verso la scuola. Prevedo che il giusto equilibrio di questo interscambio potrà essere raggiunto solo tra cinque sei anni di duro lavoro.
    Nel sud dove una cosa è certa, c’è il sole, è necessario fare di tutto perché le imprese dell’energia sostenibile: solare termico, solare fotovoltaico, eolico, biomasse e chimica verde assieme alle celle a combustibile (idrogeno), vengano non solo incentivate ma fatte oggetto culturale proprio dalla scuola in modo che i centri di ricerca come il CNR e l’Università possano facilmente distribuire i risultati teorici e pratici della ricerca scientifica proprio alla scuola e contemporaneamente all’impresa. In pratica è bene che l’informazione tecnica e scientifica, anche quella più complessa venga veicolata e disseminata in tempi brevi dall’ accademia al fare concreto dell’impresa. Tutto ciò non è utopia, si può fare e se i risultati ci saranno anche lo Stato potrà fare la propria parte fornendo i sussidi economici giusti ed indispensabili per applicare ed imporre procedure ministeriali. Il dialogo scuola-impresa è importantissimo perché per esempio la sinergia scuola impresa dello stage (di studenti dentro l’impresa) potrebbe diventare funzionale non solo alla scuola ma soprattutto all’impresa che non avrebbe più la necessità di contribuire a proprie spese alla formazione continua del proprio lavoratore perché di ciò in una logica di tipo collaborativo si occuperebbe la stessa scuola che così contemporaneamente curerebbe i propri interessi (mantenimento di un numero congruo di studenti) e quelli dell’azienda (mantenimento di un numero congruo di lavoratori in formazione continua). Per non parlare poi della ricaduta a livello di creatività e fattività brevettuale. Tuttavia ciò ha senso se ci dimentichiamo il passato recente di una scuola isolata, emarginata e fuori dal mondo produttrice di parole e di cultura fumosa inutile e forse anche dannosa perché dava aspettative impossibili. Una scuola dove la cultura competente e la conoscenza assieme alle abilità servono veramente nel mondo del lavoro è cercata dagli studenti e dalle famiglie perché costoro sanno già che l’esperienza si può costruire con la cultura (SCUOLA) ma anche con la realtà del lavoro (IMPRESA). Ripetiamo le parole di Leonardo da Vinci che ci saranno da sprone negli anni a venire per un radioso futuro nel lavoro e nella conoscenza

    Pubblicato da Nicola Spano' | 9 settembre 2012, 20:25

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