MESSINA. Giovedì 26, alle ore 10, alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea al Palacultura di viale Boccetta, alla presenza del sindaco, Giuseppe Buzzanca, si terrà la cerimonia di consegna dell’opera di Egidio De Fichy (1910-2004), donata dagli eredi Maria Adelaide, Benedetta (Benita), Vincenza e Antonella (Antonina) De Fichy, figlie dello scultore Egidio (1910-2004), che hanno deciso di impreziosire la raccolta delle opere di Palazzo Zanca, adesso riunite al Palacultura Antonello, con la “Testa di Felice Forgione” (gesso e rivestito in cera) eseguita nel 1936. «Abbiamo rispettato una volontà di mio padre, che più volte aveva espresso questo desiderio. Ricordo perfettamente che quando gli dissi che avrei voluto io la “Testa”, mi rispose che il suo intento era di donarla al Museo regionale. Così ne abbiamo parlato tra noi, e abbiamo deciso di esaudire la sua volontà. Aggiungo – spiega la figlia Antonella – che la Galleria è il luogo ideale, visto che sono esposte anche le sculture del suo maestro Antonio Bonfiglio». La cerimonia della donazione sarà anche l’occasione per presentare il catalogo della mostra “La raccolta Scarfì-De Fichy. Aspetti inediti della cultura figurativa messinese tra ‘800 e ‘900”, inaugurata in occasione della quarta Notte della Cultura e curata da Grazia Musolino, Giovanna Famà e Stefania Lanuzza.
Nato a Messina nel 1904 e morto a Roma nel 1984, Felice Forgione fu un pittore e convisse nella Capitale con De Fichy nella seconda metà degli anni ‘30. Non sono tante le notizie biografiche dell’artista, del quale Egidio parla nel suo “Tamo vamo”, un volumetto di racconti autobiografici edito da Pungitopo. Forgione fu tra i partecipanti della VII Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, che si aprì il primo novembre del 1955.
Venuto al mondo due anni dopo il sisma del 1908, Egidio è figlio di Vincenzo De Fichy (giornalista de Il Messaggero) e Maria Adelaide Scarfì. Determinanti per le sue propensioni artistiche si configurano gli anni vissuti a contatto con il nonno Giovanni Scarfì (1852-1926), presso il quale abitava con la madre nella casa in contrada Scoppo. Frequentando il suo studio e posando per lui, Egidio apprende giovanissimo i rudimenti del disegno e della pittura e impara a manipolare la materia duttile del gesso, della cera e della creta, tecniche a lui congeniali che più tardi affinerà utilizzandole per rivelare quel ricco mondo interiore che l’indole modesta e riservata non lasciava trapelare. Ma non priva di influenza per i suoi orientamenti culturali (e in seguito anche politici), sebbene staccata dal contesto familiare, è stata la figura del padre, fondatore e direttore de “La settimana siciliana” e delle testate satiriche “Il Cammaroto” e il “Don Giovanni”, soppresso nel 1936 perché sospettato di antifascismo. Al 1927-28 risalgono le prime prove di pittura, con le tavolette che ritraggono, attraverso un cromatismo acceso e un ductus sintetico e costruttivo, scorci paesaggistici che talvolta inseriscono figure di sapore postimpressionista. Nello stesso periodo si dedica anche al genere della natura morta privilegiando inusuali soluzioni compositive. Nel 1929 Egidio si arruola nella Regia Marina. Al congedo, viene accolto nello studio dello scultore Antonio Bonfiglio, col quale inizia un rapporto di stima e fiducia. Stimolato dal maestro, copia numerosi calchi della statuaria classica ed esegue vari ritratti dal vero. I risultati non tardano ad arrivare: nel 1934 De Fichy vince la borsa di studio Tommaso Aloysio Juvara con la scultura in gesso “Don Saro”. Il premio (3.000 lire annuali) gli consente di trasferirsi a Roma nel 1935 per perfezionare la formazione. Nella capitale frequenta l’Accademia Inglese e la Scuola Libera del Nudo del Circolo Artistico e divide l’alloggio di via del Babbuino con Forgione, che sarà più volte ritratto. La copiosa produzione grafica e plastica relativa al periodo romano (si vedano i ritratti di Elsa e Marcello Merlini) testimoniano i progressi fatti in questi anni. Si iscrive quindi ai corsi del Museo Artistico Industriale, ma riesce a conseguire il diploma solo nel 1942. Le interruzioni forzate dovute ai ripetuti richiami alle armi (nel ’35, nel ’38 e dal 1939 al 1945) condizionano inevitabilmente la carriera dell’artista che, dopo la devastante esperienza della guerra, decide di tornare a Messina e di accettare l’incarico di disegnatore presso il Genio Civile. Il nuovo lavoro e i vincoli familiari non impediscono al De Fichy di proseguire il suo percorso artistico, raccogliendo i consensi della critica e partecipando ad importanti mostre collettive a carattere nazionale a Roma, Napoli, in Calabria e in Sicilia. “I ritratti della moglie Maria e delle figlie Maria Adelaide, Benedetta (Benita), Enza e Antonella, e le piccole sculture esposte, sempre in bilico tra immediatezza realistica e rarefatto simbolismo, sono frutto di quel processo interiore e di quella vocazione spirituale che hanno permesso allo scultore di raggiungere la purezza della forma lavorando nel solco di una figurazione fedele alla tradizione”, scrive Stefania Lanuzza.


Discussione
Trackback/Pingback
Pingback: Messina, giovedì al Palacultura la consegna della “Testa di Felice Forgione” di Egidio De Fichy donata al Comune dalle eredi dell’artista | Messina - Cerca news - 24 agosto 2012