Cronaca, Messina

Messina, processo Oro Grigio: condannati Pucci Fortino, Umberto Bonanno, Antonino Ponzio, Giovanni e Salvatore Arlotta, Santi Magazzù e Antonino Smidile


MESSINA. Quattro anni e sei mesi di carcere per Pucci Fortino, Umberto Bonanno e Antonino Ponzio. Due anni e 6 mesi per gli imprenditori Giovanni e Salvatore Arlotta,  Giovanni e Santi Magazzù e Antonino Smidile. Il Tribunale di Messina ha condannato gli imputati del processo Oro grigio per corruzione, riconoscendo così la bontà dell’impianto accusatorio costruito dalla Procura di Messina. Il Tribunale ha, invece, assolto gli 8 imputati dal reato di associazione e ha riconsociuto la prescrizione per i reati di falso e abuso edilizio. Le indagini, dopo le dichiarazioni di Giuliano, partono a tutto spiano e incocciano, per puro caso, le trattative per il rilascio della concessione edilizia richiesta dalla Saam Costruzioni Srl: un complesso costituito da otto corpi di fabbrica e 250 appartamenti su Torrente Trapani:  il Green park. Un affare da 80 milioni di euro. Il 5 maggio del 2007, nella rete tessuta dagli inquirenti finirono Umberto Bonanno, ex presidente del Consiglio comunale, Pucci Fortino, legale, Antonino Ponzio, funzionario tecnico del Comune, Antonio Gierotto, funzionario dellʼUniversità (che ha patteggiato in precedenza la pena). I quattro erano accusati di aver costituito unʼassociazione tesa attraverso varie attività (e reati tra cui corruzione e falso) a far diventare edificabile attraverso la variante al Piano regolatore della città approvata tra il 1998 e il 2002, con il massimo indice la vasta area di 12mila metri quadri nella zona nord della città su cui successivamente si iniziò a costruire il Green park. In cambio avevano ottenuto la promessa e, in parte, la dazione di ingenti somme di denaro e appartamenti da parte degli imprenditori che si erano imbarcati nell’affare: Giovanni e Salvatore Arlotta, di Barcellona Pozzo di Gotto, finirono anche loro in carcere; mentre Giovanni e Santi Magazzù e Antonino Smidile. Il cantiere su Torrente Trapani dove dove stava sorgendo il Green Park fu invece sequestrato. Lo è rimasto sino agli inizi del 2010 quando è intervenuta una sentenza della Corte di cassazione che ha ordinato il dissequestro. Tuttavia i lavori non sono ripartiti. La concessione edilizia è nel frattempo scaduta (dura tre anni). Mentre sono state avanzate richieste di fallimento per l’impresa della famiglia Arlotta. Il 9 luglio del 2009 la prima sezione penale del Tribunale di Messina presieduta da Alfredo Sicuro, aveva confermato il sequestro ma ha rivoluzionato la ricostruzione dei fatti di reati. Sotto l’evidenza di documenti prodotti dalla difesa e di 2 pareri dell’Avvocatura dello Stato, il Tribunale ha riconosciuto che lʼarea non è diventata edificabile grazie a delle falsità attestate dai funzionari regionali e comunali indagati ma sulla base di un normale e regolare iter che è passato dal Consiglio comunale, “organo sovrano” in materia urbanistica. Ed, infatti, aveva sottolineato il Tribunale “nessuna responsabilità penale può essere attribuita ai funzionari regionali indagati”. Eʼ stato lʼorgano politico, avevano sottolineato i giudici, a far diventare edificabile lʼarea in base ad una procedura partita dallʼaccoglimento di unʼosservazione (la 231) dei proprietari del sito. «La regolarità degli atti amministrativi attraverso i quali si è giunti allʼapprovazione della variante non esclude che sia il risultato di accordi corruttivi”, aveva scritto il Tribunale. Che aveva continuato: “Non vi è dubbio che in questo caso questo accordo vi fosse”. Gli inquirenti attraverso intercettazioni hanno dimostrato il passaggio di una parte consistente del milione e mezzo di euro promesso: 250mila euro incassati da Pucci Fortino e distribuiti a Gierotto (37mila euro), a Bonanno (18mila), Ponzio (45mila); 120 mila sono rimasti a Fortino.  “Non vʼè dubbio che nella vicenda in seno al Consiglio comunale abbia avuto un ruolo determinante Umberto Bonanno”, ha spiegato il Tribunale. Eʼ lʼ8 luglio del 2000 quando lʼosservazione 231 arriva allʼesame del Consiglio comunale. Lʼufficio urbanistico allora diretto da Manlio Minutoli lʼaveva ritenuto non meritevole di accoglimento. In commissione l’osservazione era stata bocciata. Umberto Bonanno chiede di intervenire: si produce in una lunga spiegazione dinanzi ai colleghi e convince 12 consiglieri comunali (6 contrari e tre astenuti). La Commissione regionale Urbanistica di Palermo cui viene trasferito il piano modificato dalle osservazioni, in linea con il parere contrario fornito dallʼufficio Urbanistica, non approva lʼosservazione 231. Ma il comune di Messina con un emendamento (di cui primo firmatario è lo stesso Bonanno) approvato dal Consiglio comunale insiste: al dirigente generale del Dipartimento regionale Urbanistica, Antonino Scimemi, nel 2002, legge alla mano, non è rimasto che ratificarla. Nel corso del processo in corso di svolgimento la difesa degli imprenditori Arlotta ha sostenuto: «I soldi che abbiamo pagato o promesso sono stati per l’attività di intermediazione di Pucci Fortino. Che ci ha permesso di entrare nell’affare quando già la variante era stata approvata. Un milione e mezzo di euro è nulla rispetto all’entità degli utili prospettati».

Michele Schinella

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