MESSINA. Maxi sequestro di ricci di mare, a Messina, da parte della Guardia di Finanza. Il loro quantitativo non solo era in misura superiore a quanto permesso, ma erano anche stati pescati con attrezzi e strumenti vietati dalle normative comunitaria e nazionale, che danno facoltà ad un pescatore professionale di catturare al massimo 1.000 esemplari giornalieri mediante l’uso di un’asta a specchio e di un rastrello/coppo (al pescatore sportivo, invece, è consentita la pesca di soli 50 in apnea). Inoltre, la pesca illegale era avvenuta al di fuori del periodo consentito. Il blitz delle Fiamme Gialle è scattato nella notte tra sabato e domenica, in seguito a un appostamento lungo il litorale di Torre Faro e un controllo sulla strada carrabile. Verso le 2, dopo aver controllato un furgone sulla via Circuito che trasportava ricci di mare, i militari hanno effettuato una ricognizione sulla spiaggia, notando persone intente a svestirsi delle mute. I tre avevano pescato ricci già nelle retine e pronti per essere caricate su alcuni automezzi. Si tratta di A.S. di anni 48, F.M. di anni 43 e F.A. di anni 30, che sono stati segnalati all’Autorità marittima.
I frutti di mare sottoposti a sequestro amministrativo ammontano a circa 16.000 esemplari e sono stati pescati sulle coste calabre da alcuni palermitani. Sono state altresì sequestrate le attrezzature subacquee utilizzate per la pesca dei ricci di mare consistenti in mute, pinne, maschere complete di boccaglio e bombole. Il pescato, dopo la visita sanitaria eseguita dalla dottoressa Sciarrone, veterinario dirigente presso il Distretto Veterinario di Messina, sono stati immersi in mare per il ripopolamento della specie.
Ai tre, oltre al sequestro e confisca dei ricci di mare e delle attrezzature adibite per la pesca, sono state comminate sanzioni amministrative per complessivi 12.000 euro.

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