CATANIA. Francesco Ercole Iacona depone, racconta alcune circostanze, ma per i legali del presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e del fratello Angelo l’udienza di oggi è stata “positiva. “Maurizio La Rosa mi disse che ad Agrigento potevamo appoggiare il presidente della Regione Raffaele Lombardo dando il voto a Enzo Cirignotta, candidato a Gela, e a suo cognato, tale Pepe o Pepi, non ricordo. Ciccio La Rocca lo teneva in mano sua, a Lombardo, lo ‘giostrava’”, ha detto in videoconferenza a Catania all’udienza del processo per reato elettorale che si celebra davanti al giudice monocratico. Dopo Iacona è stato sentito Maurizio Di Gati, imputato di reato connesso, appartenente a Cosa nostra agrigentina, che ha definito all’epoca “il Mpa ben portato a Catania, nella provincia e nella Sicilia orientale”. Di Gati ha sostenuto di avere avuto queste indicazioni da Angelo Di Bella, uomo d’onore di Canicattì, che a sua volta avrebbe ricevuto l’input dal mandamento di Pagliarelli di Palermo. “Avevamo l’ordine di votare il Mpa – ha aggiunto – in quanto era un buon partito per noi e per il nostro deputato. Se avessimo fatto aumentare l’Mpa in Sicilia avremmo ottenuto appalti”. Per questo aveva sentito parlare di 40 euro promessi a voto a famiglie bisognose. Ma il pentito ha poi precisato che le aspettative andarono deluse perché, ha spiegato, “a Racalmuto non è stato ottenuto nessun appalto” e ha detto di “non sapere come era andata a Canicatti”. Di Gati ha parlato anche di come Cosa nostra cercasse di mettere le mani sugli appalti pubblici a Catania, parlando di una gara sulla quale ci sono stati già processi e sentenze, quella sul Tavoliere, ottenuta, ha detto il pentito, attraverso un dipendente della Regione che era appoggiato dal presidente della Provincia, Giuseppe Castiglione e dal senatore del Pdl Pino Firrarello. L’ultimo testimone chiamato a deporre è stato Maurizio La Rosa, imputato di reato connesso, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’udienza è stata rinviata al prossimo 3 aprile.
Ma per l’avvocato Guido Ziccone “la posizione del presidente della Regione Siciliana resta assolutamente serena” perché “la prova di oggi ha avuto un esito assolutamente favorevole alla difesa”. “Abbiamo sentito – ha aggiunto il penalista – una testimonianza che raccontava fatti de relato, attraverso un altro de relato. Un momento di questo collegamento è venuto meno perché Maurizio La Rosa, in qualità di imputato di reato connesso, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sulla deposizione di Maurizio Di Gati ci sono delle contraddizioni”. Il legale di La Rosa, l’avvocato Dino Milazzo, ha spiegato la scelta del suo assistito di avvalersi della facoltà di non rispondere, sottolineando che “non è un collaboratore di giustizia”. “La Rosa – ha aggiunto il penalista – ha detto diverse volte ai pubblici ministeri che non può riferire su fatti di consorterie mafiose perché lui è estraneo alla mafia”. La difesa del presidente Lombardo, a conclusione dell’udienza, ha diffuso una dichiarazione, sostenendo come “anche l’accusa di avere ricevuto voti in cambio di favori si va dissolvendo”. “Il collaborante Jacona – ha aggiunto – ha parlato del presunto appoggio di Cosa Nostra e del presidente Lombardo per uno stesso candidato a Gela pur mettendone in dubbio l’appartenenza al Mpa. Le sue erano peraltro informazioni avute nel corso di una conversazione con Maurizio La Rosa, il quale le aveva avute a sua volta da altra persona. La Rosa, sentito subito dopo, non ha confermato tali dichiarazioni, essendosi avvalso della facoltà di non rispondere. Altrettanto generico – ha rilevato il collegio di difesa – è stato il collaborante Maurizio Di Gati, anch’egli teste de relato. Egli avrebbe appreso da altri dell’appoggio di Cosa Nostra a Lombardo a seguito del passaggio al Mpa del figlio di un politico di altro partito, da sempre appoggiato da Cosa Nostra. Tutto ciò – è stato sottolineato dai penalisti – sarebbe avvenuto fra il 2001 e il 2006, ma il Mpa è stato fondato nel 2005 e il figlio del politico non è mai stato candidato nel Mpa. Nulla ha saputo riferire su mafia e appalti nel catanese con riferimento al Mpa – ha concluso la difesa del governatore – giacché le notizie in suo possesso hanno riguardato uomini politici diversi da Lombardo e appartenenti ad un altro partito”.
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