Cronaca, Sicilia

Forconi e autotrasportatori in piazza a Palermo. Giuseppe Richichi: «Non mi aspetto nulla dal vertice Lombardo-Monti». Mariano Ferro ritorna sul “caso” di Martino Morsello


PALERMO. «Non mi aspetto nulla di buono dal vertice tra Monti e Lombardo. Siamo in uno stato di polizia”. Lo dice il leader degli autotrasportatori dell’Aias, Giuseppe Richichi, in corteo a Palermo assieme al movimento dei Forconi. Un corteo che sancisce la pace tra Forconi e Aias, protagonisti dei sei giorni di blocchi in Sicilia e poi divisi sulle modalità di prosecuzione della protesta. Il presidente dell’associazione dei padroncini si è infatti unito alla manifestazione dei contadini in corso adesso a Palermo: «Ci siamo chiariti – dice – il fronte è di nuovo compatto». A Palermo sono giunte anche duecento persone, in gran parte contadini, giunti con quattro pullman da Grammichele (Ct), paese originario del governatore Raffaele Lombardo. «Lombardo ci ha traditi – gridano i manifestanti – In questi anni non ha fatto nulla per il paese, ci ha ridotti alla fame. Siamo qui anche per colpa sua». La delegazione mostra un cartello con scritto “Comitato Grammichele”. Nel capoluogo sono tantissimi, «oltre 10 mila e altri ne stanno arrivando», stima il leader dei Forconi Mariano Ferro.

Preso di mira dai manifestanti, ai quali si sono uniti anche gli studenti, il presidente regionale di Confindustria, Ivan Lo Bello, che aveva denunciato infiltrazioni mafiose durante i blocchi che per sei giorni hanno paralizzato la Sicilia. “Lo Bello mafioso”, urlano. Il movimento attende risposte dall’incontro di stasera del governo della Regione col premier Monti. Al vertice di oggi a Palazzo Chigi «chiederemo a Monti certezze sul trasporto: tariffe, ecobonus, costo dei carburanti. E sull’arretrato Inps che soffoca le imprese», ha detto Lombardo in un’intervista al Mattino in cui spiega che con il premier parlerà anche dell’accantonamento del progetto per il ponte sullo Stretto, «una scelta assurda». In merito agli scioperi, «ho condannato gli eccessi per primo. Ho chiesto che si fermassero perché, se nelle case non arrivano il metano per il riscaldamento e il latte per i bambini, se i prodotti agricoli deperiscono, arriviamo al paradosso pirandelliano per cui la protesta per la Sicilia la pagano esclusivamente i siciliani». Quanto alla possibilità di infiltrazioni mafiose, «se c’è il diavolo va individuato, isolato e perseguito, ma non mi sento di travolgere nel giudizio una protesta che ha ragioni sacrosante». «I problemi sono molteplici. La nostra è una agricoltura emarginata, all’estremo sud dell’Italia e dell’Europa, isolata dallo Stretto e con una rete autostradale a tratti impercorribile. Il prodotto subisce l’aggravio dei costi del trasporto che a sua volta non regge aumenti insostenibili. In più, la grande distribuzione si approvvigiona dove trova prezzi più bassi». Su questo «il governo deve intervenire. So che la crisi è grave ma ci sono interventi a costo zero», come ad esempio «vigilare sulla qualità dei prodotti nei supermercati, garantirne la tracciabilità, indicare il prezzo di partenza, fare controlli doganali e igienico-sanitari. Per garantire i consumatori ma anche i produttori: prodotti siciliani di alta qualità svenduti per reggere la concorrenza – ha rimarcato Lombardo – sono venduti a dieci volte tanto al supermercato».

Intanto, questa mattina, due manifestanti che hanno dato vita ai blocchi dei giorni scorsi promossi in Sicilia nell’ ambito dello sciopero dei Tir sono stati arrestati dalla Squadra Mobile e dalla Polizia Stradale di Ragusa con l’accusa di violenza privata ai danni di un autotrasportatore di Gela. Sono Francesco Tummino, 39 anni, con precedenti per reati contro la persona, e Antonio Cantelli, 63. L’episodio è avvenuto nel presidio di contrada Dicchiara. L’ autista di un tir, che inizialmente contro la sua volontà era stato costretto a fermarsi, approfittando della distrazione dei manifestanti avrebbe cercato di riprendere la marcia verso Catania. Il camionista è stato però inseguito e raggiunto da una autovettura con a bordo Tummino e Cantelli che lo hanno costretto a fermarsi minacciandolo. A quel punto è intervenuta una pattuglia della polizia stradale, avvisata da alcuni automobilisti, che ha bloccato i due aggressori. La questura di Ragusa ha arrestato inoltre per un episodio analogo anche un altro pregiudicato, Giovanni Vittoria, 38 anni, che con altri presunti complici ancora ignoti nei giorni scorsi si sarebbe reso responsabile di violenza privata e danneggiamento aggravato ai danni di due automobilisti che avevano tentato di forzare i blocchi sulla strada provinciale Comiso-Santa Croce Camerina. Giudicato per direttissima, Vittoria è stato condannato a cinque mesi di reclusione.

«Questa è una rivolta di popolo, dietro non c’é la politica. Anzi il movimento è proprio contro questa classe politica che ha tradito i siciliani, a cominciare dal presidente Lombardo che non ha mantenuto le promesse elettorali di autonomia. Per delegittimarlo parlano di mafiosi tra di noi e tirano in ballo la mia storia politica che è finita 11 anni fa. La verità è che hanno paura di tante persone per bene che sono stanche», dice Mariano Ferro. «Staremo in piazza fino a stasera e se non saranno presi provvedimenti seri per questo popolo che soffre siamo proseguiremo la lotta con più forza e determinazione. Stiamo scrivendo la storia – aggiunge Ferro circondato da contadini con la divisa blu del movimento – Lo Stato finora ci ha snobbato e solo ora che la protesta sta dilagando anche in altre regioni del Paese hanno capito che non possono sottovalutarci. Ma sia chiaro, noi non scendiamo a compromessi, andiamo avanti a testa alta e con orgoglio». Ferro, poi, parla di Martino Morsello, l’altro leader della protesta: «Il movimento non è spaccato, ci siamo fidati di Martino Morsello che credevamo un amico invece ha cercato di dare una matrice politica alla rivolta, schierandosi con Forza Nuova. Lui ormai è fuori, a meno che non prenda le distanze da Forza nuova, cancellando pagine facebook e siti che non ci rappresentano. Noi abbiamo fondato il movimento ad Avola e siamo in raccordo con i pastori sardi – aggiunge – Non abbiamo colore politico e non vogliamo averne».

A Catania, oggi, la Coldiretti ha distribuito gratuitamente nel centro della città prodotti siciliani come frutta, ortaggi e uova bloccati nei campi e nei magazzini dell’Isola a causa dello sciopero dei Tir. L’iniziativa, denominata “Coraggio Italia”, è stata l’unica organizzata in Sicilia e si è svolta in contemporanea in altre città. Centinaia sono stati i catanesi che hanno approfittato dell’offerta e che in circa mezz’ora hanno esaurito le scorte: 20 quintali di arance, 500 litri di latte siciliano, 1.000 chili di pomodoro ‘datterino’ e 600 di ‘ciliegino’, 500 chili di zucchine e 1.000 uova. Alla manifestazione di Catania hanno preso parte il presidente e il direttore regionali di Coldiretti Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione. «Questa iniziativa – ha detto Chiarelli – è stata portata avanti con una scelta confederale in tutta Italia perché non possiamo accettare che la nostra merce marcisca in campagna e diventi un rifiuto speciale. Meglio regalarla a tutti quelli che fanno ogni giorno la spesa, al cittaino che come noi sta soffrendo”. “Chiediamo inoltre – ha aggiunto Chiarelli – che la Regione crei un tavolo permanente con le associazioni di categoria fino alla risoluzione della crisi e che i famosi spot che parlano di autostrade del mare e viabilità non siano sono riportati in tempo di elezioni. Non è possibile che il 90 per cento della merce fresca viaggi su gomma in un Paese democratico che guarda a Kyoto e ai nuovi limiti per l’inquinamento».

La protesta continua a dilagare in Italia: «Allo stato attuale non ci risultano blocchi, ma una grande partecipazione. Il clima nei presidi si é rasserenato», spiega il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo.

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