Messina

Ponte sullo Stretto, ambientalisti e politici contro la “grande” opera. D’Alia: «Il Governo dica “stop!”»


ROMA. «Il governo eviti il punto di “non ritorno” dell’avvio dei cantieri e rigetti il progetto definitivo» del Ponte sullo Stretto di Messina. Sono le associazioni ambientaliste (Fai, Italia Nostra, Legambiente, Wwf, Associazione mediterranea per la natura) a premere affinché si fermi l’iter che porterebbe, in seguito, alla costruzione del Ponte di Messina, evitando di dover pagare 56 milioni per il progetto esecutivo e 425 milioni per «l’avvio anche di un solo cantiere». Gli ambientalisti – che oggi al Senato hanno presentato un dossier di 245 pagine con osservazioni e contestazione del progetto – scrivono una lettera indirizzata al premier Mario Monti affinché rigetti il piano. Nello specifico chiedono a Monti, in qualità di coordinatore del Cipe, che si consideri «il progetto definitivo del Ponte, a proprio insindacabile giudizio, non meritevole di approvazione, senza che il contraente generale possa avanzare richieste per il riconoscimento di maggiori compensi» e che «la Stretto di Messina spa receda dal contratto pagando solo le spese sino a quel momento sostenute dal General Contractor». Il progetto, redatto dalla Stretto di Messina spa (concessionaria interamente pubblica) e da Eurolink (General contractor), costa 66 milioni di euro di fondi pubblici per elaborati che – affermano le associazioni – «risultano estremamente carenti sia dal punto di vista tecnico che dell’impatto ambientale ed idrogeologico». Un progetto, concludono, che «non può essere ritenuto definitivo».

Avvertono i Verdi: «Il governo Monti chiuda definitivamente la vicenda di un’opera inutile e dannosa per l’ambiente e che, tra l’altro è stata già bocciata dall’Unione europea, che l’ha esclusa dai dai progetti prioritari nel quadro delle grandi reti transeuropee per il periodo 2014-2020», dice il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: «Con gli 8,5 miliardi di euro del Ponte sullo Stretto, invece, si potrebbero realizzare 90 km di metropolitana o 621 Km di rete tranviaria, acquistare 3.273 tram e 23.000 autobus ecologici rivoluzionando il trasporto pubblico nelle nostre città e affrontare finalmente il problema dei pendolari che vivono una situazione drammatica». «Ma non c’é solo il Ponte sullo Stretto di Messina tra le opere inutili su cui si sta sperperando il denaro pubblico. La Tav in Val di Susa, che alla fine costerà oltre 18 miliardi di euro, è un’altro esempio di come si possa sperperare il denaro pubblico perché si produce debito ed è un doppione di una linea esistente, che viene utilizzata solo per 2,5 milioni di tonnellate quando ha una capacità di 32 milioni di tonnellate. Ma chi fa i conti sulle grandi opere viene emarginato e messo alla berlina senza che si possa fare una discussione seria e laica sulle grandi opere . Con quelle risorse si potrebbe avviare un grande piano per la difesa del territorio aprendo 100 mila nuovi cantieri in tutt’Italia, rimettendo in moto le piccole aziende che sono strangolate dalla crisi e impegnando risorse in opere utili e necessarie per un paese dove, ancora oggi, si muore sotto il fango. Grandi infrastrutture producono solo debito e sperpero di denaro pubblico senza particolari vantaggi sull’occupazione e per i cittadini: cosa aspetta il governo ad archiviare la stagione delle grandi opere inutili per passare alle priorità che veramente servono ai cittadini?».

Sul Ponte, interviene anche la maggioranza che sostiene Monti. «Il ponte sullo stretto di Messina è un progetto fallito e incompatibile con l’attuale fase economica che vive il paese. Nel progetto non sono previsti scenari alternativi, non c’é un’analisi costi benefici e mancano anche i necessari approfondimenti geologici. Fli e anche altre forze politiche del centrodestra sono contrari al proseguimento della grande illusione architettata dalla società Ponte sullo stretto spa». Lo dichiara il vice coordinatore di Futuro e Libertà, Fabio Granata. «Si è instaurato un inaccettabile meccanismo di suggestione psicologica a vantaggio del progetto del ponte. Meccanismo alimentato anche dalle recenti decisioni di Trenitalia che danneggiano seriamente il flusso di traffico da e verso la Sicilia. Si tratta di menzogne di supporto ad un grande affare. Il Ponte non ci sarà mai, ma è chiaro a cosa serve l’opera colossale e il centro di potere gestito da Ponte sullo stretto spa», conclude Granata. Da destra a sinistra, va giù duro anche il Ps, con il senatore Roberto Della Seta: «Fino a oggi rincorrere questa follia è già costato molte decine di milioni agli italiani». In base a un dossier presentato dagli ambientalisti, continua Della Seta, viene dimostrato «una volta di più che il Ponte è un’opera dannosa per l’ambiente e inutile per risolvere il problema della mobilità». Un altro senatore del Pd, Francesco Ferrante, ha chiesto che il governo fermi il progetto dell’opera e che si «sciolga la società costituita» per la realizzazione. «Cosa che – continua Ferrante – avevamo provato a fare nella scorsa legislatura«. Inoltre per Ferrante «questo governo, essendo tecnico, non dovrebbe premere in maniera ideologica sulla Valutazione di impatto ambientale che farà il ministero dell’Ambiente», ritenuta «la strada maestra per mettere una pietra sul progetto del Ponte». Della Seta chiede, infine, di «destinare le risorse disponibili a una vera e propria opera di modernizzazione dei trasporti, soprattutto ferrovie e marittimi».

La Cgil ammonisce: «Se nell’incontro con Monti (previsto il 27 dicembre) il presidente della regione andrà a chiedere tra le prime cose di fare andare avanti il progetto del Ponte sullo Stretto, siamo messi proprio male. La Sicilia ha bisogno di ben altro, se consideriamo la crisi che vive, le grandi difficoltà finanziarie della Regione, il fatto che, se le stime relative al calo del Pil saranno confermate, si perderanno almeno altri 10 mila posti di lavoro», ha detto Mariella Maggio, segretaria generale siciliana, aprendo il direttivo della confederazione. «Noi – ha aggiunto – pensiamo che si debbano piuttosto chiedere investimenti sulla rete infrastrutturale, la definizione dell’accordo sulla restituzione delle accise sui prodotti petroliferi per coprire i costi della sanità e risorse per sbloccare le opere cantierabili». La sindacalista ha tracciato uno scenario drammatico per la regione Sicilia: «Mentre si perdono posti di lavoro (negli ultimi due anni 49 mila unità in meno nell’industria e nelle costruzioni, 15 mila in meno nella scuola e la disoccupazione reale, scoraggiati compresi, è salita al 28,5%), la cassa integrazione aumenta, gli enti locali non sono più in grado di garantire il welfare – ha rilevato – la regione ha subito pesanti tagli con le manovre del 2010 e del 2011 (pari a 771 milioni) e con quella del governo Monti (450 milioni), tanto da avere difficoltà anche a definire il proprio bilancio. Ora, – ha sottolineato l’esponente della Cgil – il governo regionale deve da una lato rivendicare investimenti, ma dall’altro dimostrare di sapere cogliere le occasioni che gli si propongono».

A chiedere con forza lo stop, i capogruppo al Senato dell’Udc, il messinese Gianpiero D’Alia: «E’ opportuno che il governo sospenda ogni attività relativa alla realizzazione del ponte sullo Stretto. Il Governo deve valutare con attenzione tutti i problemi di natura economico-finanziaria, tecnica e amministrativa che stanno emergendo dall’esame del progetto definitivo – ha aggiunto – Anche perché, in un momento in cui si chiedono robusti sacrifici a tanti italiani, è impensabile dare l’assenso a un progetto che vale circa un terzo della manovra che stiamo approvando. Per questo riteniamo doveroso – ha concluso – anche per ragioni di opportunità, riesaminare l’intero iter procedurale di questa ‘grande opera’ che presenta parecchie anomalie».

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Nato nel 1993, il settimanale Centonove, edito a Messina, è stato il primo progetto di imprenditorialità giovanile in Italia in campo editoriale. Testata certificata ADS con una foliazione di 48 pagine e quattro giornalisti professionisti in redazione, si distingue nel panorama regionale siciliano per vivacità di impostazione e serietà dell’approfondimento giornalistico

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