MESSINA. Domenico Scilipoti? Tanta fatica e una giravolta “responsabile” per rimanere con un pugno di mosche in mano, salvo una rielezione. Allo stato attuale, il deputato ex Idv nato nel 1957, che nel dicembre 2010 contribuì a salvare il governo Berlusconi, dovrà attendere il 2023 per poter percepire il vitalizio, complice l’applicazione del metodo contributivo anche per gli eletti alla Camera e al Senato. Il meccanismo è semblice: si può accedere al trattamento ai 60 anni di età solo se si ha più di una legislatura alle spalle. Diversamente, bisognerà attendere i 65. E, ad eccezione del senatore Domenico Nania (che è del 1950 e ha alle spalle sette elezioni) e di Antonio Martino (classe 1942 e cinque legislature), gli eletti a Messina sono quasi tutti colpiti dalle norme in entrata.
Va male a Vincenzo Garofalo del Pdl, nato nel 1958 ed eletto per la prima volta nel 2008. E malissimo per il più giovane, anche lui del Popolo delle Libertà, Nino Germanà (1976), che se non dovesse più tornare alla Camera raggiungerebbe soffierebbe le 65 candeline nel 2041. Colpito, ma i soldi non gli mancano (come del resto agli altri), Francantonio Genovese, nato nel 1968 e approdato alla Camera nel 2008.
Potranno tranquillamente percepire il vitalizio a 60 anni, invece, Carmelo Lo Monte e Carmelo Briguglio (dal 2016), Giuseppe Naro (ha già superato i 60), Francesco Stagno d’Alcontres (dal 2015) e Gianpero D’Alia (dal 2026).
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