MESSINA. Erano pronti ad attaccare il preside di Scienze Politiche, Andrea Romano, colpevole di avere scaricato tutte le responsabilità su di loro. Ma attendevano di svolgere gli esami, quelli supplementari cui sono stati costretti nonostante avessero sostenuto tutti quelli previsti dal loro piano di studi e già da mesi erano pronti a discutere la tesi. Ma la sanatoria decisa al ministero che era stata riservata ai 34 “laureati non laureati” è stata estesa anche a loro. Non hanno così più dovuto sostenere gli esami supplementari e si preparano allʼultimo passo della loro carriera. Quando sono state sostenute erano – secondo lʼofferta formativa comunicata dallʼAteneo al Miur – materie opzionali di un tipo però non valido ai fini della laurea. Gli studenti della facoltà di Scienze politiche – manifesto degli Studi alla mano – li hanno scelti e sostenuti come se fossero invece validi. In trentaquattro, dopo il conseguimento della laurea hanno scoperto che poteva diventare carta straccia. Un gruppo di laureandi è stato bloccato: «Dovete sostenere gli esami validi». I laureandi si erano rimessi a studiare. «I laureati devono tornare sui banchi dellʼateneo», aveva detto Romano. E invece il rettore Tomasello è volato a Roma: un colpo di “penna postumo” ha fatto sì che le materie non valide tornassero retroattivamente ad essere valide. Per tutti. Laureati e laureandi. «Il manifesto, approvato peraltro dal Senato, era formulato in maniera ambigua e molti di noi avevano chiesto invano lumi alle segreterie. Nei confronti del personale il preside prima di prendersela con gli studenti aveva annunciato provvedimenti», ribatte una laureanda al preside.
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